Secondo l’art. 4 della legge n. 300/1970 il datore di lavoro può utilizzare gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale. La legge richiede inoltre al datore di lavoro di acquisire preventivamente l’accordo con le strutture sindacali aziendali o, in mancanza, l’autorizzazione della sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro (nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, l’autorizzazione viene rilasciata dalla sede centrale dell’Ispettorato nazionale medesimo).
Sulla materia dispone incidentalmente anche l’art. 8 del D.L. n. 138/2011, rivolto a sostenere la contrattazione collettiva di prossimità. Infatti, la norma consente ai contratti collettivi di lavoro, sottoscritti sia a livello aziendale che territoriale, di derogare – mediante specifiche intese – alle disposizioni di legge che regolano svariate materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione tra le quali sono esplicitamente incluse le disposizioni sugli impianti audiovisivi.
Il quadro normativo sopra esposto comporta alcuni problemi interpretativi derivanti dalla molteplicità delle parti sindacali legittimate a stipulare accordi in materia.

RAPPRESENTANZE SINDACALI AZIENDALI
L’accordo con le rappresentanze sindacali aziendali costituisce il percorso preferenziale previsto dal legislatore per l’installazione degli strumenti in questione. Ne deriva che anche laddove sia stato rilasciato il provvedimento autorizzatorio per i sistemi di controllo a distanza da parte dell’Ispettorato competente, in seguito a mancato accordo sindacale, l’autorizzazione in parola possa comunque essere sempre sostituita da un accordo raggiunto in un momento successivo.
Per la validità dell’accordo, secondo l’orientamento a suo tempo manifestato dal Ministero del lavoro (risposta a interpello n. 2975/2005), non è tuttavia richiesto il consenso unanime di tutte le rappresentanze sindacali aziendali, ma sembra sufficiente la sottoscrizione da parte della sola maggioranza delle RSA o meglio, da parte delle RSA che esprimono la maggioranza del personale. Tale orientamento viene giustificato con la considerazione che la necessaria adesione di tutte le RSA finirebbe per tradursi in un vero e proprio “diritto di veto” utilizzabile anche dalla rappresentanza sindacale più esigua che potrebbe, in tal modo, vanificare l’accordo raggiunto con le altre componenti aziendali.
Invece, nel caso di imprese articolate su più sedi sul territorio nazionale il datore di lavoro non può limitarsi a raggiungere un’intesa in ordine all’installazione di impianti audiovisivi con il solo organo di coordinamento delle RSA delle diverse unità produttive; risulta invece necessario – anche qualora l’impianto tecnologico presenti caratteristiche costruttive e di funzionamento standardizzate e del tutto identiche sul territorio nazionale – coinvolgere tutte le rappresentanze aziendali delle diverse unità produttive nelle quali può essere attivato il controllo a distanza. A tal proposito va sottolineato che il coinvolgimento delle rappresentanze del personale operante presso le singole unità produttive si giustifica anche con la natura del diritto alla riservatezza potenzialmente limitato dall’uso di impianti di controllo a distanza; si tratta di un diritto di natura assolutamente personale che rafforza la tesi della tassatività dei soggetti indicati dalla legge.

STRUTTURE SINDACALI TERRITORIALI
Il citato art. 8 del D.L. n. 138/2011, nel disciplinare la stipulazione dei c.d. contratti collettivi di prossimità applicabili peraltro solo in presenza di determinate finalità (fra le quali la “maggiore occupazione, la qualità dei contratti di lavoro, l’adozione di forme di partecipazione dei lavoratori, l’emersione del lavoro irregolare, gli incrementi di competitività e di salario […]”), estende il novero degli interlocutori sindacali legittimati a stipulare accordi in materia di controlli a distanza dei lavoratori comprendendovi le associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale.
In presenza delle condizioni necessarie per l’applicazione di questa particolare disciplina saranno quindi efficaci “nei confronti di tutti i lavoratori interessati” le specifiche intese in materia di impianti audiovisivi sottoscritte sia dalle rappresentanze sindacali “operanti in azienda ai sensi della normativa di legge e degli accordi interconfederali vigenti, compreso l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011”, sia dalle predette strutture sindacali operanti sul territorio.

Pietro Zarattini

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