Il Senato ha approvato in via definitiva, nella seduta del 10 maggio 2017, il disegno di legge recante norme sul lavoro autonomo e sul lavoro subordinato di tipo “agile” che entreranno in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione del provvedimento nella Gazzetta Ufficiale.
Tra le numerose novità che riguardano la regolamentazione del lavoro autonomo “non imprenditoriale”, cui è destinato il Capo I del provvedimento, assume particolare rilievo l’integrazione all’art. 409 cod. proc. civ., disposta dall’art. 15 del testo licenziato dal Parlamento, che delimita con maggior precisione il confine tra la collaborazione coordinata e continuativa di tipo autonomo e quella rientrante nell’area del lavoro subordinato.
Dalla lettura in successione della nuova formulazione dell’art. 409 e dell’art. 2, c. 1, D.Lgs. n. 81/2015, emerge infatti con chiarezza che l’elemento dirimente tra le due fattispecie è costituito dal soggetto titolare del compito di organizzare il lavoro:

  • rientrano nel campo dell’autonomia i rapporti di collaborazione che si concretano in una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale. La collaborazione si intende coordinata quando, nel rispetto delle modalità stabilite di comune accordo dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente la propria attività lavorativa;
  • rientrano nel campo del lavoro subordinato i rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

Modifiche di immediata applicazione
L’indennità di disoccupazione per i collaborati coordinati e continuativi iscritti in via esclusiva alla Gestione separata compete ai soggetti che hanno perduto involontariamente le propria occupazione qualora presentino congiuntamente i seguenti requisiti:

  • siano, al momento della domanda di prestazione, in stato di disoccupazione e rilascino la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro;
  • possano far valere almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno precedente l’evento di cessazione del lavoro al predetto evento.

L’ammontare dell’indennità si calcola secondo i criteri in vigore per la Naspi sulla base del reddito imponibile ai fini previdenziali risultante dai versamenti contributivi effettuati nell’anno in cui si è verificato l’evento (cessazione del lavoro) e in quello precedente, diviso per il numero di mesi di contribuzione. La durata massima dell’indennità non può in ogni caso superare i sei mesi.
L’erogazione dell’indennità era stata temporaneamente prolungata al 30 giugno 2017 dal D.L. n. 244/2016 conv. L. n. 19/2017. L’art. 7 del provvedimento in esame dispone ora da un lato la stabilizzazione della DIS-COLL a decorrere dal 1° luglio 2017 e dall’altro l’obbligo di versare una specifica aliquota contributiva pari allo 0,51%.

Modifiche operative a seguito dell’emanazione di successivi decreti legislativi
Al fine di incrementare le prestazioni relative alla maternità e alla malattia, riconosciute ai collaboratori autonomi iscritti alla Gestione separata di cui all’art. 2, c. 26, L. n. 335/1995, l’art. 6 del provvedimento delega al Governo l’adozione entro 12 mesi di uno o più decreti legislativi secondo gli indirizzi evidenziati nel prospetto che segue.

Fonte Materia
Art. 6, comma 2, lett. a) Indennità di maternità

  • Riduzione dei requisiti di accesso alle prestazioni di maternità (attualmente è richiesto l’accredito di almeno 3 mensilità del contributo aggiuntivo nell’arco dei 12 mesi precedenti i due mesi anteriori alla data del parto), incrementando il numero di mesi precedenti al periodo indennizzabile entro i quali individuare le 3 mensilità di contribuzione dovuta.
  • Limiti alla misura dell’indennità (attualmente calcolata in misura pari all’80% del reddito derivante da attività di collaborazione coordinata e continuativa nel periodo di riferimento) mediante l’introduzione di minimali e massimali.
Art. 6, comma 2, lett. b) Indennità di malattia

  • Ampliamento della platea dei beneficiari, da realizzare anche ricomprendendo soggetti che abbiano superato il limite del 70% del massimale annuo della base contributiva (limite che attualmente integra una delle condizioni che portano all’esclusione dal riconoscimento della prestazione).
  • Eventuale esclusione della corresponsione dell’indennità per i soli eventi di durata inferiore a 3 giorni (attualmente sono esclusi dalla tutela gli eventi morbosi di durata inferiore a 4 giorni).
Art. 6, comma 2, lett. c) Aliquota contributiva
A fronte dei miglioramenti stabiliti sul versante delle prestazioni, si prevede l’aumento dell’aliquota aggiuntiva per le c.d. prestazioni minori (attualmente pari a 0,72%) in misura possibilmente non superiore a 0,5 punti percentuali e comunque tale da escludere nuovi oneri a carico della finanza pubblica.

Pietro Zarattini

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