La legge 20 maggio 2016, n. 76 ha disciplinato le unioni civili tra persone dello stesso sesso (cfr. art. 1, commi 1-35) e le convivenze di fatto (cfr. art. 1, commi 36-65) prevedendo, tra l’altro, che “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole <coniuge>, <coniugi> o termini equivalenti, ovunque ricorrono nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, si applicano anche ad ognuna delle parti dell’unione civile tra persone dello stesso sesso“.

Dopo aver interpellato il Ministero del lavoro, l’INPS ha diramato nei giorni scorsi una circolare (n. 84/2017) che fornisce chiarimenti in materia, al fine di garantire le tutele per il sostegno al reddito familiare anche alle unioni civili e convivenze di fatto: individuazione del nucleo di riferimento per le unioni civili, effetti dello scioglimento dell’unione civile, determinazione del reddito complessivo per i nuclei familiari composti da genitori conviventi, diritto all’assegno per congedo matrimoniale.

NUCLEO DI RIFERIMENTO PER UNIONI CIVILI
A) Nucleo in cui solo una delle due parti dell’unione è lavoratore dipendente o titolare di prestazione previdenziale.
In questo caso, al pari del diritto riconosciuto nell’ambito del matrimonio per il coniuge non separato legalmente ed effettivamente – che non sia titolare di posizione tutelata – devono essere riconosciute le prestazioni familiari per la parte dell’unione civile priva di posizione tutelata.

B) Nucleo formato da persone dello stesso sesso con unione civile e figli di una delle due parti dell’unione nati precedentemente all’unione stessa.
Nel caso di genitori separati o naturali con figli nati precedentemente all’unione civile, nulla cambia nel caso in cui uno dei due genitori abbia la posizione tutelata e l’affido sia condiviso oppure esclusivo. A tali figli, infatti, viene garantito in ogni caso il trattamento di famiglia su una delle due posizioni dei propri genitori, a nulla rilevando la successiva unione civile contratta da uno di essi.
Ove si tratti di genitori separati o naturali, privi entrambi di una posizione tutelata, la successiva unione civile di uno dei due con altro soggetto – lavoratore dipendente o titolare di prestazione previdenziale sostitutiva – garantisce il diritto all’assegno per il nucleo familiare per i figli dell’altra parte dell’unione civile.

C) Nucleo formato da persone dello stesso sesso con unione civile e figli di una delle due parti nati dopo l’unione.
In tale situazione l’assegno potrà essere erogato dall’INPS allorché il figlio sia stato inserito all’interno dell’unione civile, anche mediante il procedimento di cui all’art. 252 cod. civ.

Effetti dello scioglimento dell’unione civile sulle prestazioni familiari
Il diritto alle prestazioni familiari, in caso di scioglimento dell’unione civile, ai sensi dell’art. 1 commi 21-26 della legge n. 76/2016, sarà regolato ove possibile in conformità con quanto disposto dal codice civile se compatibile ed espressamente previsto. Per quanto concerne, in particolare, il nucleo formato da persone dello stesso sesso con unione civile e figli di una delle due parti nati dopo l’unione, l’INPS ritiene necessari ulteriori approfondimenti ed ha sottoposto la questione al Ministero del lavoro.

REDDITO DI RIFERIMENTO IN CASO DI CONVIVENZA
Ai fini della misura dell’assegno per il nucleo familiare, per la determinazione del reddito complessivo è assimilabile ai nuclei familiari coniugali la sola situazione dei conviventi di fatto, di cui ai commi 36 e 37 dell’art. 1 della legge n. 76/2016, che abbiano stipulato il contratto di convivenza di cui al successivo comma 50, qualora dal suo contenuto emerga con chiarezza l’entità dell’apporto economico di ciascuno alla vita in comune.

ASSEGNO PER CONGEDO MATRIMONIALE
L’assegno per congedo matrimoniale è una prestazione previdenziale prevista per ciascun lavoratore o lavoratrice che contragga matrimonio civile o concordatario, per un congedo della durata di 8 giorni da fruire entro i 30 giorni successivi alla data dell’evento, corrisposta ad entrambi i coniugi quando l’uno e l’altra vi abbiano diritto. La prestazione spetta anche in caso di unione civile tra persone dello stesso sesso.

Pietro Zarattini

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