Il D.L. n. 50 (c.d. Manovra correttiva) pubblicato sulla GU il 24 aprile 2017, intervenendo sulla formulazione dell’art. 17-ter del D.P.R. n. 633/1972, ha stabilito che l’applicazione della scissione dei pagamenti (c.d. split payment) all’intero comparto pubblico (società controllate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dai Ministeri e dagli enti pubblici territoriali; società controllate dalle società anzidette), oltre che ad una parte del comparto privato (società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana).
Tali disposizioni, diversamente dalla formulazione previgente, tornano applicabili anche alle prestazioni di servizi assoggettate a ritenuta alla fonte (si pensi alle fatture emesse dai professionisti). Le nuove regole torneranno applicabili con riferimento alle operazioni per le quali è emessa fattura a decorrere dal prossimo 1° luglio 2017.

Estensione dello split payment (fattura emessa a partire dal 1° luglio 2017)
  • Per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione (come definita dall’art. 1, comma 2 della Legge 31 dicembre 2009, n. 196 più in dettaglio “per amministrazioni pubbliche si intendono gli enti e gli altri soggetti che costituiscono il settore istituzionale delle amministrazioni pubbliche individuati dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) sulla base delle definizioni di cui agli specifici regolamenti comunitari”, per le quali i cessionari o committenti non sono debitori IVA, l’imposta è in ogni caso versata dai medesimi secondo le modalità e i termini che saranno fissati con decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze;
  • lo split payment è esteso anche alle operazioni effettuate nei confronti di:
    – società controllate ex art. 2359, comma 1, n. 1 e n. 2, c.c. e quindi, rispettivamente, possesso della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria e possesso di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria), direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;
    – società controllate (ex art. 2359, comma 1, n. 1, c.c.), direttamente dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni;
    – società controllate direttamente o indirettamente (ex art. 2359, comma 1, n. 1, c.c.), dalle società di cui alle lettere a e b, ancorché queste ultime rientrino fra le società di cui alla lettera d ovvero fra i soggetti della P.A. già interessati dallo split payment;
    – società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana.
Funzionamento dello split payment Il cedente/prestatore emette regolare fattura con IVA Cedente/prestatore Non incassa l’IVA dal cessionario/committente
Non versa l’IVA all’Erario
Cessionario/committente Versa unicamente l’imponibile al cedente/prestatore
Procede al versamento dell’IVA all’Erario
Le conseguenze dello split payment Non è possibile evadere l’IVA In tal caso il cedente/prestatore non entra in possesso dell’IVA, quindi non vi è la possibilità di appropriarsene non versandola.
Maggior credito IVA in capo ai cedenti/prestatori Il cedente/prestatore che non incassa l’IVA e ha effettuato acquisti corrispondendo IVA chiuderà, nella generalità dei casi, a credito IVA. Tale credito IVA andrà chiesto a rimborso, ovvero utilizzato in compensazione. Per tali crediti è stata prevista la possibilità di rimborso IVA prioritario.
Annotazioni contabili Andrà creata una “causale” contabile per le operazioni in split payment la quale evidenzierà che l’IVA esposta in fattura non deve essere versata da parte del cedente/prestatore.
Effetti per lo Stato italiano Ridotta evasione dell’IVA e incasso immediato della stessa da parte dei cessionari/committenti.
Split payment: nei rapporti con la PA
(prima della manovra correttiva 2017 – trattamento valevole fino al 1° luglio 2017)
Il meccanismo dello split payment (denominato anche “scissione dei pagamenti”) è stato introdotto dall’art. 17-ter del D.P.R. n. 633/1972 – inserito dall’art. 1, comma 629, lettera b, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (c.d. Legge di Stabilità 2015) – per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di talune Pubbliche Amministrazioni (le PA coinvolte nello split payment sono state riportate all’interno della C.M. n. 1/E del 9 febbraio 2015), per le quali queste ultime non siano debitori d’imposta ai sensi della normativa IVA.
Il D.M. 23 gennaio 2015 ha stabilito che i soggetti passivi IVA che effettuano operazioni attive per le quali torna applicabile lo split payment:

  • devono emettere, nei confronti delle PA coinvolte, la fattura secondo le regole generali di emissione indicando sia la base imponibile che l’IVA (con l’aliquota propria dei beni ovvero dei servizi prestati) con l’annotazione “scissione dei pagamenti”;
  • registrano le fatture emesse ai sensi degli articoli 23 e 24 del D.P.R. n. 633/1972 senza computare l’imposta nella liquidazione periodica.
Stefano Setti

Stefano Setti

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