La riforma della cassa integrazione operata dal D.Lgs. n. 148/2015 ha trasferito, a decorrere dal 1° gennaio 2016, la competenza sui provvedimenti di concessione delle integrazioni salariali ordinarie dalle soppresse Commissioni provinciali alle sedi Inps sul territorio.

Secondo la nuova impostazione l’azienda presenta la domanda alla sede Inps – da individuare secondo i criteri illustrati dall’Istituto nella circolare n. 7/2016 – entro 15 giorni dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Il termine di presentazione delle domande concernenti eventi oggettivamente non evitabili (eventi meteorologici, incendi, crolli, alluvioni, ecc.) scade invece alla fine del mese successivo a quello in cui si è verificato l’evento. Nel caso di tardiva presentazione il trattamento di integrazione salariale non potrà aver luogo per periodi anteriori di una settimana rispetto alla data di presentazione.

I criteri per la valutazione delle domande sono individuati dal D.M. 15 aprile 2016, n. 95442, che fa obbligo di allegare una relazione tecnica dettagliata in ordine alle ragioni che hanno determinato la sospensione o riduzione dell’attività lavorativa con la dimostrazione, sulla base di elementi oggettivi attendibili, che l’azienda richiedente continua ad operare sul mercato.

L’esperienza di questa prima fase attuativa della riforma ha comportato numerose difformità applicative da parte delle diverse sedi territoriali, ritardi nel processo di concessione ed erogazione delle prestazioni e un complessivo incremento del contenzioso, così da indurre il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Istituto ad intervenire nella materia per fornire alla Direzione generale dell’Inps indicazioni sul comportamento degli uffici.

Con la deliberazione n. 5/2017 il Consiglio – che manifesta, tra l’altro, una valutazione negativa sull’efficacia della modifica introdotta dall’art. 16, D.Lgs. n. 148, sollecitandone l’abrogazione ed il ripristino della competenza dei Comitati provinciali – ha invitato ad organizzare nelle sedi territoriali incontri periodici con le parti sociali al fine di rappresentare l’andamento delle istruttorie, le criticità riscontrate, i possibili strumenti di risoluzione, eventualmente confermando eventuali prassi condivise già in essere ed ha dettato – al fine di semplificare il procedimento amministrativo di concessione della CIGO che va comunque contenuto nel termine di 90 giorni – alcune linee guida per l’azione amministrativa che possono così riassumersi:

  • la domanda di CIGO è decisa sulla base della relazione prevista dal decreto ministeriale, cui va assegnata valenza essenziale, e della documentazione che il richiedente ritenga di allegare, valorizzando la certificazione del dichiarante in sostituzione di ogni produzione documentale;
  • occorre prevedere il preventivo ricorso alla procedura di cui all’art. 11 del citato D.M. in tutte le ipotesi in cui la sede territoriale ritenga di rigettare la domanda per carenza di elementi valutativi;
  • con riguardo alle causali indicate nel richiamato D.M. devono essere applicati i seguenti principi:
    – la prova della probabilità della ripresa è legata alla evidenziazione delle iniziative concrete, assunte dall’impresa ed esplicitate nella relazione, volte a ricercare ulteriori occasioni di business: risulta quindi incongrua la richiesta di dimostrare l’avvenuto conseguimento di ordinativi/commesse;
    – qualora l’azienda riporti nella relazione gli estremi di ordinativi relativi ad un periodo successivo a quello della domanda, la stessa è esonerata dalla produzione di ulteriori strumenti probatori e la prospettiva di ripresa si intende provata;
    – è escluso il rilievo del regime di monocommittenza nella concessione della CIGO;
    – laddove, nel periodo intercorrente tra la domanda e la decisione, l’azienda abbia ripreso l’attività, il presupposto della previsione della ripresa si ritiene provata ed è sufficiente, di per sé solo, ai fini del riconoscimento della CIGO.

Con riferimento alle richieste giustificate dagli eventi metereologici la deliberazione del C.I.V. evidenzia la necessità di:

  • evitare la richiesta dei bollettini meteo che sono già in possesso della pubblica amministrazione;
  • considerare le peculiari esigenze dei differenti settori: ad esempio le conseguenze derivanti dal gelo che limita particolari lavorazioni (edilizia) o fasi del ciclo produttivo;
  • in caso di temperature particolarmente elevate o rigide, prendere in considerazione anche le temperature percepite che sono espressamente indicate nei bollettini, laddove queste siano maggiori o inferiori della temperatura reale.

Pietro Zarattini

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