Con l’obiettivo di sostenere la genitorialità, promuovendo una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia, il legislatore ha introdotto un congedo per i padri lavoratori dipendenti, in relazione agli eventi di parto, adozioni e affidamenti intervenuti a decorrere dal 1° gennaio 2013. Dopo una prima fase sperimentale per il triennio 2013-2015, la regolamentazione dell’istituto è stata oggetto di interventi di modifica per ciascun anno successivo fino al 2018.

Fonte istitutiva del congedo è l’art. 4, c. 24, lett. a), L. n. 92/2012, che ha disposto per il padre lavoratore:

  • l’obbligo di astenersi dal lavoro per un giorno (congedo obbligatorio);
  • la facoltà di fruire di uno o due giorni di astensione (congedo facoltativo), in alternativa al congedo spettante alla madre lavoratrice.

I giorni di astensione dal lavoro devono essere utilizzati entro cinque mesi dalla nascita del figlio e quindi anche successivamente al termine del congedo di maternità della madre.

Il congedo obbligatorio:

  • è fruibile dal padre anche durante il congedo di maternità della madre lavoratrice, in aggiunta ad esso;
  • è riconosciuto anche al padre che fruisce del congedo di paternità ai sensi dell’art. 28, D.Lgs. n. 151/2001;
  • si applica anche ai padri adottivi o affidatari: in questo caso il termine del quinto mese decorre dall’effettivo ingresso in famiglia del minore (adozione nazionale) o dall’ingresso del minore in Italia (adozione internazionale).

DISCIPLINA PER GLI ANNI 2016-2018
La normativa di cui sopra è stata prorogata per l’anno 2016 dall’art. 1, c. 205, L. n. 208/2015, che ha contestualmente incrementato di un giorno il congedo obbligatorio. Quindi complessivamente in quell’anno il padre lavoratore:

  • aveva diritto a fruire di 2 giorni di congedo obbligatorio, indipendentemente dal diritto della madre al congedo di maternità;
  • poteva fruire di 1 o 2 giorni di congedo facoltativo, sempre a condizione che la madre decidesse di rinunciare alla fruizione di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità.

Per l’anno 2017 l’art. 1, c. 354, L. n. 232/2016, ha confermato solo i due giorni di congedo obbligatorio, mentre il congedo facoltativo non è stato prorogato e non è quindi utilizzabile.

Per l’anno 2018 la citata disposizione ha incrementato di due giorni la misura dell’astensione obbligatoria, da fruire anche in via non continuativa; inoltre per il medesimo anno il padre potrà astenersi dal lavoro per una giornata in più, previo accordo con la madre e in sua sostituzione. In definitiva per il prossimo anno, salvo ulteriori modifiche della normativa, il padre lavoratore:

  • avrà diritto a fruire di quattro giorni di congedo obbligatorio, indipendentemente dal diritto della madre al congedo di maternità;
  • potrà fruire di un giorno di congedo facoltativo, previa rinuncia della madre al corrispondente congedo di maternità.

TRATTAMENTO ECONOMICO
Per i giorni di assenza, sia per il congedo obbligatorio che facoltativo, al padre compete un’indennità giornaliera pari al 100% della retribuzione. L’indennità è anticipata dal datore di lavoro e conguagliata con i contributi dovuti all’Inps, salvo i casi in cui sia previsto il pagamento diretto da parte dell’Istituto. Le modalità di presentazione della domanda sono illustrate dalla circolare Inps n. 40/2013.

MODALITÀ APPLICATIVE
Per fruire dei giorni di congedo il padre deve comunicare al datore di lavoro, con un preavviso minimo di 15 giorni, le date prescelte per l’astensione dal lavoro. In caso di richiesta riferita all’evento della nascita il termine di preavviso si computa dalla data presunta del parto.

Nel caso di richiesta di congedo facoltativo il padre deve allegare una dichiarazione della madre relativa alla rinuncia a fruire del congedo a lei spettante per un equivalente numero di giorni. La predetta dichiarazione va presentata anche al datore di lavoro della madre, a cura di uno dei due genitori.Nel caso di richiesta di congedo facoltativo il padre deve allegare una dichiarazione della madre relativa alla rinuncia a fruire del congedo a lei spettante per un equivalente numero di giorni. La predetta dichiarazione va presentata anche al datore di lavoro della madre, a cura di uno dei due genitori.

I congedi per la nascita del figlio non possono essere frazionati ad ore.

Pietro Zarattini

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