Una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Caltanissetta (sentenza 1233/1/2016) offre l’occasione per approfondire il tema delle spese di sponsorizzazione a favore di Associazioni Sportive Dilettantistiche, pratica molto diffusa tra le società commerciali per promuovere la propria attività a fronte di deduzioni fiscali interamente riconosciute e che rappresenta la principale fonte di finanziamento per molte Associazioni Sportive Dilettantistiche.

In particolare la normativa di riferimento è costituita dalla L. 289/2002 art. 90 comma 8: “il corrispettivo in denaro o in natura in favore di società, associazioni sportive dilettantistiche e fondazioni costituisce per il soggetto erogante fino ad un importo annuo complessivamente non superiore a 200.000 euro, spesa di pubblicità, volta alla promozione dell’immagine o dei prodotti del soggetto erogante mediante una specifica attività del beneficiario”.
Tale previsione normativa deve inoltre essere coordinata con quanto previsto dall’articolo 109 D.P.R. 917/1986 in tema di inerenza della spesa sostenuta all’esercizio dell’attività svolta.
Inoltre la giurisprudenza, nel corso degli anni, si è sempre più concentrata sul concetto che i costi siano funzionali alla produzione del reddito, ossia che gli stessi rispondano ai requisiti di inerenza e congruità anche in funzione della natura e destinazione degli stessi e del volume dei ricavi dell’attività caratteristica di impresa.

La nuova e recente pronuncia della CTP di Caltanissetta afferma il pieno riconoscimento della deducibilità fiscale delle spese di sponsorizzazione, se il soggetto erogante dimostra che sono spese finalizzate alla pubblicizzazione dei prodotti e dei marchi dell’azienda, con una diretta aspettativa di ritorno commerciale. In caso contrario sono da assimilare a spese di rappresentanza, con le relative limitazioni fiscali di deducibilità.
Ciò in quanto, come afferma la giurisprudenza, costituiscono spese di rappresentanza i costi sostenuti per accrescere il prestigio e l’immagine della società, senza alcuna aspettativa di incremento delle vendite; mentre sono qualificabili come spese di pubblicità quelle erogate per la realizzazione di iniziative tendenti alla pubblicizzazione dei prodotti o dei marchi aziendali, con il fine diretto di incrementare le vendite.

Appare quindi evidente come la giurisprudenza si orienti sempre più sulla rilevanza di due chiari elementi:

  • la diretta aspettativa di ritorno commerciale a seguito della sponsorizzazione: si deve quindi provare come l’erogazione alla Associazione Sportiva Dilettantistica possa garantire un ritorno economico.
    NB: non è necessario provare che il ritorno economico ci sia effettivamente stato, bensì che la sponsorizzazione fosse in grado di garantirlo per il bacino di utenza e la tipologia di soggetti a cui è stata rivolta;
  • la precisa volontà di promuovere un marchio o un prodotto aziendale, e non il generico nome o logo aziendale.
Giulio Benedetti

Giulio Benedetti

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